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Predefinito Quando il bilanciere incontra le anche - traduzione da Greg Everett - 12-02-2013, 12:43 PM

Quando il bilanciere incontra le anche - traduzione da Greg Everett


Mi permetto di postare in questa sezione un articolo che ho tradotto da Greg Everett, studiando l'estensione completa del corpo durante la fase di esplosione nei movimenti della pesistica olimpica. Spero possa essere uno spunto per tutti quelli che come me (tabula rasa) e come altri membri del forum (già avanzati) condividono la sfegatata passione per il WL.



"Quando il bilanciere incontra le anche"

Il contatto del bilanciere con il corpo, durante la fase di estensione/esplosione nello strappo e nello slancio, segue due principali correnti di pensiero (non del tutto rappresentative di cosa accade
a livello di biomeccanica durante il movimento):

1)strusciare la sbarra
2)colpirla con le anche


Erroneamente si pensa che chi esegue la modalità "colpo d'anca" permetta al bilanciere di muoversi lontano dal corpo così che possa essere colpito con violenza dal bacino (e di conseguenza spostato/spinto in avanti). Similmente si pensa che la tecnica di "strusciare la sbarra" incoraggi a trascinare il bilanciere verso l'alto, contro e lungo tutto il corpo, mentre l'atleta si erige perfettamente verticale con la massima estensione delle caviglie e una poderosa scrollata delle spalle seguita da una piccola esitazione a fine corsa.

Il colpo d'anca è una tecnica moderna, utilizzata per la prima volta dai Bulgari negli anni 80, mentre l'estensione verticale/trascinamento è un artefatto degli anni 60. Mentre le due scuole di pensiero fanno chiacchierare gli esecutori "scarsi" della pesistica olimpica, questo è quello che secondo Greg Everett dovrebbe avvenire durante l'estensione completa, dopo che che la sbarra oltrepassa il ginocchio e si avvicina l'esplosione finale:

Idealmente il bilanciere deve rimanere il quanto più possibile vicino alle cosce senza venirne in contatto, le spalle devono trovarsi (come minimo requisito) leggermente davanti al bilanciere fino a quando questo raggiunge le anche nello strappo e la parte alta delle cosce nello slancio. L'esplosione finale deve avvenire relativamente tardi durante l'estensione del corpo e coincidere con l'inizio della caduta sotto il bilanciere per il recupero più che con la fine della terza tirata (o dell'elevazione della sbarra). La traiettoria che nasce è il risultato dello "stare sopra la sbarra" fino all'ultimo istante durante la seconda tirata (dopo il passaggio al ginocchio), se le spalle si trovano di fronte alla sbarra è difficile trascinarla contro il corpo/cosce e qualsiasi contatto possa esserci non creerà eccessiva frizione. L'estensione delle anche deve essere violenta e fino a quando non è terminata (non oltre) le gambe devono continuare a spingere contro la pedana. Questo aiuterà a mantenere il corretto bilanciamento sul piede, contribuirà all'ascesa del bilanciere e assicurerà che la forza impartita alla sbarra sia direttamente e totalmente verso l'alto piuttosto che verso l'esterno (lontano dal centro del corpo). Le anche devono assolutamente venire in contatto con la sbarra, mai un'atleta dovrebbe finire la terza tirata senza avere le anche in pieno contatto con la sbarra nello strappo o la parte alta delle cosce nello slancio. Qualsiasi tipo di separazione (atleta-sbarra) a questo punto sarà frutto del non aver completato l'estensione dell'anca, essere troppo sbilanciati sulla punta del piede e quindi essere incapaci di chiudere la tirata in modo produttivo.
Il bilanciere deve essere spinto contro le anche e in altomentre queste finiscono l'estensione in modo che sbarra e anca possano salirecontemporaneamente, sfruttando una spinta dal basso verso l'alto. Non deve essere l'atleta a ricercare la sbarra con le anche. E' un concetto ideale, nella realtà è ovvio che le anche partendo da una posizione arretrata rispetto alla sbarra debbano per forza muoversi in avanti verso di essa. Il punto è non muovere le anche verso il bilanciere in modo da dissipare la forza verticale e spingere via la sbarra lontano dal corpo. L'estensione deve finire con la barra in contatto con le anche (o la parte alta delle cosce nello slancio), le gambe quasi verticali e le anche aperte oltre la posizione neutra (leggermente extraruotate?) per permettere alle spalle di muoversi all'indietro. Il sollevamento non viene mai completato con un orientamento del corpo perfettamente verticale. Questa esplosione finale delle anche è estremamente veloce. Lo schiocco violento dell'anca sulla sbarra permette una veloce inversione del movimento per iniziare la fase di caduta e recupero/incastro. Qui è dove molti atleti si mettono nei guai. Colpire con le anche il bilanciere in qualsiasi modo conferisce velocità e aiuta al cambio di direzione ma se non è eseguito correttamente, limiterà in modo significativo l'accelerazione verso l'alto della sbarra finendo per spostare il carico in avanti. Più le anche possono estendersi senza essere in contatto con la sbarra, più velocemente saranno in grado di estendersi poiché c'è meno resistenza. Dall'altra parte, occorre tenere conto della necessità di non allontanare il bilanciere e raggiungere un'altezza adeguata nella tirata. Più tardi le anche raggiungono la sbarra senza averla toccata, più la sbarra sarà spinta via dal centro del corpo. Più forza orizzontale si imprime sulla sbarra minore sarà il movimento verticale che questa acquisterà. Una volta che il bilanciere è in contatto con il corpo deve rimanerci brevemente mentre il carico continua a salire. Se l'atleta si struscia attivamente addosso la sbarra (così come dovrebbe fare per mantenere prossimità e bilanciamento), il bilanciere struscerà sul corpo per un breve momento piuttosto che colpirlo e rimbalzare via all'istante.
Non è la sbarra che viaggia verso l'alto strusciando per tutta la lunghezza del corpo, se le anche vengono estese correttamente la sbarra si muoverà verso l'alto,da sola, rispetto al corpo dell'atleta che si sta sottraendo ad essa (il tronco si inclina indietro mentre la sbarra oltrepassa le anche e inizia a salire).
Con questo tipo di connessione bilanciere-atleta, la barra è accelerata mediante l'estensione delle anche, mantiene un'ascesa verticale e riceve un leggero invito verso l'alto dato dalle anche che si muovono/estendono in verticale avanzando dal basso verso l'altro piuttosto che sbattere contro il bilanciere e spingerlo via.


Mi permetto inoltre di invitarvi alla visione di un documento per me straordinario, il team polacco che si allena in preparazione a Pechino 2008, lo avrete sicuramente già visto ma essendo frammentato in 6 parti diverse l'ho acquisito e rippato in un unico filmato.

Eccovi il link privato del video:



Nel particolare ho apprezzato enormemente l'atleta Kolecki, classe -94kg altezza 1.85 arti decisamente lunghi in confronto alla media. Appare già all'inizio del filmato. E' il tipo con i capelli corti, barba, maglia rossa e pantalone lungo a 3/4, una tecnica a mio parere fantastica che riassume i concetti di verticalità nella spinta e nell'estensione sopra riportati.

Da quel che ho capito Siódme Poty in polacco significa "Sudare Sette Camicie" o "Duro Lavoro".

Ciao e grazie dell'attenzione


Alberto



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Ottimo lavoro alberto!
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alberto.m alberto.m Non in Linea
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Ottimo lavoro alberto!

daje!
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milo milo Non in Linea
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Mi permetto inoltre di invitarvi alla visione di un documento per me straordinario
Grazie mille, lo rivedo più che volentieri !


Tra i giovani pesisti emergenti mi piace molto lo stile di Aukhadov Apti (medaglia d'argento a Londra nella 85 kg).
Ilya Ilin ha invece dell'incredibile.

Ultima Modifica di milo : 12-02-2013 10:38 PM.
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Grazie mille, lo rivedo più che volentieri !


Tra i giovani pesisti emergenti mi piace molto lo stile di Aukhadov Apti (medaglia d'argento a Londra nella 85 kg).
Ilya Ilin ha invece dell'incredibile.

Concordo Milo, apti è tosto e Ilin mi fa quasi rabbia vederlo, arriva in pedana prende alza e va via, praticamente non vedi un cacchio! Un toro.
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