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Arti marziali: schede informative
Le schede sulle principali arti marziali

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Predefinito Karate - 06-04-2008, 12:29 AM

Karate


Cenni storici

Il Karate è un' antica arte marziale atta alla difesa delle persone originaria dell'isola giapponese di Okinawa e trae origine dall'unione di due scuole-correnti marziali: il Te autoctono e il Kenpō cinese .

La sua storia parte da un arcipelago a sud del Giappone, le isole Ryūkyū, e in particolare da una di queste, Okinawa, ed è chiaramente documentata solo apartire dal XIX secolo.
Non è possibile affermare con certezza se esistesse già una forma di combattimento autoctona, tuttavia, si crede che fosse già praticata un'arte "segreta": l'Okinawa-te. L’ideogramma te letteralmente indica la parola "mano", ma per estensione può anche indicare "arte" o "tecnica"; il significato di Okinawa-te, quindi, è "arte marziale di Okinawa". Essa era praticata esclusivamente dai nobili, che la tramandavano di generazione in generazione.
Secondo le credenze popolari, la nascita del karate è dovuta alla proibizione dell'uso delle armi nell'arcipelago delle isole Ryūkyū. Ciò è vero solo in minima parte, in quanto l'evoluzione di quest'arte marziale è molto più lunga e complessa. Nei secoli XVII e XVIII le condizioni dei nobili di Okinawa cambiarono notevolmente; l'improvviso impoverimento delle classi alte fece si che gli esponenti di quest'ultime iniziassero a dedicarsi al commercio o all’artigianato. Fu grazie a questo appiattimento tra i due ceti che l'arte "segreta" iniziò a penetrare anche al di fuori della casta dei nobili. La conoscenza del te restava uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un'elevata posizione sociale. Per questo motivo i nobili, ormai divenuti contadini, tramandavano quest'arte a una cerchia ristrettissima di persone, quasi in modo esoterico. Così facendo si è avuta una dispersione dell'arte originale e furono gettate le basi per i vari stili di karate.
Fondamentali per la nascita del tode (la prima forma di karate codificato ndr)furono anche le arti marziali cinesi: Le persone che si recavano in Cina, anche per due o tre anni, avevano modo di studiare le arti marziali del luogo e, in molti casi, cercarono di apprenderle. Le arti marziali cinesi si basano su concetti filosofici e su un'elaborata concezione del corpo umano; era quindi impossibile imparare le arti cinesi nello spazio di un solo viaggio. I viaggiatori giapponesi appresero quel che potevano: tecniche sparse che adattarono al loro fisico ben più robusto del fisico di un cinese. Si pensa quindi che sia stata possibile una sorta di fusione tra le arti arrivate dalla Cina, che comunque costituivano uno stile non metodico, e il te okinawese. Una prova di questo importante scambio culturale tra Okinawa e Cina è fornita da un maestro vissuto in epoca successiva, Ankō Itosu (che successivamente introdurrà la pratica del tode a livello scolastico, ndr),che in uno scritto di suo pugno vede le origini del karate nelle arti cinesi e sottolinea come non abbiano influito né il Buddhismo né il Confucianesimo.
Esponente di spicco di questo periodo fu Kanga Sakugawa, signore di Okinawa ed esperto di te. Egli fu il primo maestro che provò una razionalizzazione e una codificazione delle arti diffuse ad Okinawa.
Tuttavia trascorse ancora qualche decennio prima dello sviluppo di una vera e propria scuola di tode.
Il fondatore di questa scuola fu Sōkon Matsumura:Il suo stile di tode era chiamato Shuri-te (arte marziale di Shuri) in quanto Matsumura era residente proprio nella città di Shuri. Egli basò il proprio insegnamento su tre punti fondamentali:

1- la pratica dell'arte autoctona di Okinawa

2- l’arte giapponese della spada (Jigen-ryū)

3- la pratica delle arti cinesi.

Nacque così il vero e proprio tode.


Etimologia

kara significa scavo, spazio prodotto da un certo lavoro, spazio vuoto, immagine del vuoto. te è la rappresentazione di una mano vista di mezzo profilo, ma è anche il fonema di attività, mettersi all'opera. La parola giapponese kara-te, nel complesso, si compone di vuoto e mano, non il vuoto in sé, ma in relazione ad un lavoro, ad un'attività, cioè mettersi all’opera per fare il vuoto. Il termine zen ku, che indica il vuoto dell'anima, può essere pronunciato anche "kara".
Questi concetti suggeriscono che il praticante di Karate dovrebbe allenare la propria mente affinché sia sgombra, vuota da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione; dovrebbe aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che provoca preoccupazioni, non solo durante la pratica marziale, ma anche nella vita.

Storicamente ad Okinawa, patria di quest'arte marziale, pur essendo in uso l'accezione Karate, più spesso si adoperavano altre parole: te o bushi no te (mano di guerriero).

Nagashige Hanagusuku, maestro di Okinawa, usò il carattere giapponese per "mano vuota" nell'agosto del 1905.
Ciò richiama anche il fatto che questa forma di autodifesa non fa necessariamente uso di armi.

L'espressione estesa "karate-do" significa perlappunto "la via della mano vuota". (ndr)


Evoluzione

Molti generi di karate hanno avuto origine dal te o tode di Okinawa, alcuni sono scomparsi mentre altri si sono sviluppati sino ai giorni nostri, divenendo stili.
Nel XIX secolo le arti marziali di Okinawa si separarono in due principali correnti: Shuri-te e Naha-te, e in una terza prossima allo Shuri-te, il Tomari-te. Questi sistemi di lotta differiscono nella tecnica e nelle origini geografiche, anche se le loro differenze non sono radicali perché radice comune a tutte resta l'arte marziale cinese.
Lo Shuri-te prese il nome dalla capitale di Okinawa, Shuri, veniva praticato dalla classe nobile ed era caratterizzato da movimenti rapidi ed offensivi.
Il Naha-te, praticato attorno alla grande città comerciale di Naha, presentava movimenti poderosi, finalizzati alla difesa.
Il Tomari-te, dal nome della regione di Tomari (porto di Okinawa), era praticato da contadini e pescatori.

Queste differenze spontanee rappresentarono l'unica evoluzione dell'arte marziale sino all'avvento di carismatici maestri che seppero modernizzare il karate. Tra questi Sokon Matsumura, allievo di Sakugawa, horei Ryu si richiamano stili piu difensivi, rivolti all'irrobustimento del corpo e all'uso della forza fisica. Molti tipi di karate utilizzano, comunque, elementi di entrambe le scuole.

È negli anni venti che gli stili, ormai ben differenziati, cominciano a diffondersi presentati in Giappone al pubblico durante i festival di arti marziali o di educazione fisica e vennero codificati con nomi differenti dai differenti maestri.



Stili del karate


Shotokan

Lo stile Shotokan è lo stile del karate per antonomasia. Se non diversamente specificato, quando si parla di karate,è espressamente a questo stile che si fa riferimento.
Discendente da entrambe le aree di influenza del karate (Shorei e Shorin), fu creato e diffuso da allievi del maestro Gichin Funakoshi, allievo diretto di Azato e Itosu. Dopo il 1922, data di presentazione in Giappone della sua arte, Funakoshi insegnò karate spostandosi da un dojo all'altro; una prima sede fissa venne creata nel marzo del 1938, quando Funakoshi aveva già settant'anni; fu lui ad affiggere al dojo l'insegna con la scritta Shotokan (da kan, casa e shoto, pseudonimo con cui il maestro soleva firmare poesie e opere di calligrafia).
Il dojo Shotokan rimase il centro dell'insegnamento del karate di Funakoshi anche quando ne cedette la direzione al suo terzo figlio, Yoshitaka il quale ebbe una parte importante nella diffusione dello stile; egli apportò alcune modifiche nell'insegnamento, introdusse l'esercizio del combattimento libero elaborandone tecniche e strategie e ricercò maggiore ampiezza e dinamismo nell'esecuzione delle tecniche, sempre finalizzate alla massima efficacia, ed introdusse tecniche molto importanti come i calci alti, tutti i calci circolari (mawashi geri, ura mawashi geri, ushiro ura mawashi geri), ed il calcio laterale alto (yoko geri)

Tra le critiche che spesso vengono mosse allo Shotokan, c'è quella di essere poco adatto al combattimento reale affidandosi a posizioni troppo statiche e a tecniche difensive (parate) discutibili.
Questo stile inoltre a causa di una espansione incontrollata è andato man mano snaturandosi perdendo buona parte della sua marzialità e subendo pesanti limitazioni nella pratica agonistica che lo hanno pesantemente inflazionato, e portato ad essere svalutato agli occhi degli esperti.
Oggi elementi dello shotokan originale a pieno contatto si possono ritrovare nel karate kyokushin,cui è dedicata una scheda a parte in questa stessa sezione.


Wado Ryu

Il Wado-Ryu, venne fondato nel 1937/1938 da uno dei primi e piu validi allievi di Funakoshi, il maestro Hironori Otsuka. Nato nel 1892 a Ibaragi, vicino a Tokyo, cominciò in tenera età la pratica del jujitsu, continuandola per 17 anni, sino al suo primo approccio con il karate. Divenne allievo di Gichin Funakoshi rimanendo a lungo con lui, prima di codificare, consigliato dallo stesso, un nuovo stile: il Wado ryu, o Via della pace, il quale fonde assieme influenze di jujitsu, Shito Ryu, Shotokan e dell'aikido, di cui conosce e frequenta il fondatore Morihei Ueshiba, presentando rotazioni spostamenti laterali e movimenti molto veloci che lo rendono particolarmente adatto al combattimento (Kumite).
Affida ai suoi primi allievi, i maestri Yamashita, Kono, Suzuki, Toyama (in Italia) e Mochizuki di trasmettere e divulgare lo stile Wado Ryu in Europa.
Il Wado-Ryu, è oggi diviso sotto due linee di pensiero: Il Wado-Ryu e il Wado Kay.

Il Wado Ryu, pone come figura principale Hironori (Jiro) Otsuka II (10° Dan), il figlio del fondatore dello stile che segue le fila indirizzategli dal Soke stesso (suo padre). Nel vasto territorio mondiale, egli ha posto come caposcuola europeo il maestro Masafumi Shomitsu 9° Dan Hanshi fondatore della Wado Academy.

Il Wado Kai è stata fondata dal M° Hironori Otsuka in persona, per divulgare il Wado Ryu nel mondo, ora è gestita da uno dei più abili allievi del fondatore: Il maestro Tatsuo Suzuki (9° Dan,che modificò la linea indicatagli da Otsuka, ed introdusse gli Ohio Kumite. Suzuki portò il Karate Wado Ryu dapprima in Inghilterra, poi nel resto dell'Europa e negli Usa. Sicuramente la sua bravura e qualifica non ereditata ma acquisita lo pone come uno dei maestri storici di questo stile.
La diatriba che portò alla scissione tra Wado Ryu e Wado Kai, è da attribuire al fatto che i maestri dell'associazione Wado Kai (che in passato faceva parte, come associazione, del Wado Ryu, e che solo da 30 anni è di fatto uno stile) chiedevano a torto o a ragione un'autonomia che il M° Otsuka I non voleva concedergli.
La situazione si tradusse in un processo, nel quale vi fu la separazione legale dei due stili.
L'accademia Wado Ryu Karate do Jujitsu Kempo Italia (AWKJI), è la federazione italiana che più tiene alle tradizioni del karate stile Wado Ryu, anche agonisticamente, i cui karateki si sono distinti sul podio del panorama internazionale. La Fesik, invece è la federazione sportiva del Wado Kay, dalle cui fila sono nati ottimi atleti e campioni.

Dal punto di vista stilistico, il Wado Ryu si pone come una revisione del karate shotokan: il maestro Otzuka (padre) era medico, e nel praticare lo shotokan arrivò a stabilire che molte delle tecniche utilizzate erano antifisiologiche e spesso, per questo motivo inefficaci, sebbene apparissero molto potenti e "marziali".
Scompare così il concetto di forza contro forza, (tipico dello shotokan), e di staticità:sotto l'influenza dell'aikido,come già accennato, scompaiono le parate, che lasciano il posto alle schivate laterali e agli spostamenti, sempre rapidi e ampi; il concetto è semplice: non parare ma schivare, evitare, evadere,trovarsi dovunque fuorchè sulla traiettoria dei colpi.
Molte tecniche inoltre sono riviste nel'esecuzione:
il calcio frontale (mae geri) non va oltre la linea di cintura, i pugni circolari non esistono, i calci circolari non sono caricati ad anca larga, e in generale non si cercano colpi da angolazioni improbabili (pugni al viso contro chi èmolto più alto per esempio).
Le posizioni di allenamento sono tendenzialmente alte e meno forzate.
A livello agonistico,lo stile è più spettacolare dello shotokan,ma subisce comunque notevoli limitazioni.
Tuttavia la presenza di elementi di jiu jitsu lo rendono un'arte molto valida sul piano della difesa personale.


Goju Ryu

Il Goju Ryu è l' unico stile mantenuto tale dalle origini,e ad essere inserito tra le "arti marziali antiche" del Giappone, attualmente praticate ad Okinawa (Shotokan, Wado-ryu e shito-ryu non sono presenti), in Giappone e nel resto del mondo.
Fondato dal Maestro Kanryo Higahonna, all'epoca si chiamava "Naha-te"(che abbiamo già visto, ndr);
il nome Go-ju fu attribuito successivamente dal Maestro Chojun Miyagi ispirato da un passaggio del Kempo Hakku e significa letteralmente "duro-morbido", indicando la peculiarità di questo stile,che alterna movimenti lenti e controllati a fasi potenti ed esplosive.
In Giappone si diffuse nella regione di Kyōto, grazie all'opera del maestro Gogen Yamaguchi che seguiva il Sensei Chojun Miyagi.
Le contrazioni muscolari, i movimenti lenti e potenti caratteristici di questo stile richiedono grande vigore fisico; il Goju Ryu conserva molte delle peculiarità di un tempo: tra i vari stili è quello che meno si è modernizzato in quanto la sfera del karate-do è rappresentata dall'aspetto di una mano e le competizioni sportive sono viste come il mignolo di essa.

American Goju

Lo stile Goju USA detto anche American Goju è stato fondato da Shihan Peter Urban.
L'associazione Butokukai, visti i meriti acquisiti in decenni di vita dedicata allo studio delle arti marziali, gli riconobbe il grado di cintura rossa (10° Dan). Grazie al lavoro svolto da Sensei Urban e da i suoi numerosissimi alievi, il Goju Usa si diffuse a macchia d'olio, prima negli States e successivamente in tutto il mondo.
Il Maestro Gianni Rossato di Padova, fu il primo allievo italiano del Maestro Urban, che introdusse la scuola del Goju Usa nel nostro paese. Successivamente il Maestro Rossato chiamò la sua scuola Goju Italia con il consenso del Maestro Urban.
Nel 1959 il Maestro Peter Urban introdusse il karate Goju Ryu negli USA, e il lavoro svolto successivamente produsse una rivoluzione nel mondo del karate statunitense, per questo da molti fu chiamato 'George Washington' o il 'Padrino del Goju'.
Nel 1966 il m° Peter Urban fonda la sua scuola, chiamandola GOJU USA, con il consenso dei suoi precedenti maestri, R. Kim, G. Yamaguchi e M. Oyama.
I kata di questo stile sono essenzialmente quelli dello stile Goju-ryu, con lievi differenze.


Kyokushin

Vedi scheda informativa dedicata.



Shito Ryu

Nella zona di Kobe si diffuse lo Shito Ryu, creato dal maestro Kenwa Mabuni: questo stile deriva da entrambe le storiche scuole di Okinawa essendo stato il suo fondatore allievo di Itosu (Shorin Ryu) e di Higaonna (Shorei Ryu).
I movimenti di questo stile sono molto simili al goju quindi, morbidi ed eleganti, alternati a forti contrazioni muscolari; le posizioni si mantengono tendenzialmente alte.





Agli stili di karate citati se ne possono affiancare altri, piu o meno noti, si tratta in genere di personalizzazioni di ottimi maestri che sostanzialmente riconfluiscono negli stili principali, di cui infatti conservano molti elementi.



Metodologia di allenamento nel Karate

Indipendentemente dallo stile praticato, l'allenamento del karate si suddivide sempre in tre aree principali:

- Kihon
- Kata
- Kumite

Kihon

Col termine Kihon si intende il ripasso dei fondamentali. A seconda dello stile esso può essere più o meno articolato, ma in ogni caso, risponde sempre ad un unico principio: La ripetizione infinita delle tecniche codificate.
Tale ripetizione, eseguita sotto la guida di un maestro (sensei) o istruttore (senpai) assolve al duplice scopo di:

1- Affinare l'esecuzione delle tecniche stesse, secondo l'ottica del miglioramento continuo.
In tale senso NESSUNO è esentato dal Kihon, dalle cinture bianche alle cinture nere, e lo stesso sensei potrebbe eseguirle sotto la guida di un sensei di grado superiore o di uno Shihan (caposcuola).

2- Rendere l'esecuzione delle tecniche automatica.
A seconda del livello di cintura il kihon prevede l'esecuzione di tecniche singole come pure di combinazioni più o meno complesse. La ripetizione continua ha lo scopo di fissarle nella mente in modo da arrivare ad eseguirle senza controllo cosciente, a vantaggio della velocità e della fluidità in combattimento. In questo senso la differenza tra neofiti e atleti avanzati è visibile: Il neofita si esprime, diremo,per "monosillabi", non è capace di doppiare i colpi, perchè deve pensare ogni tecnica; l'esecuzione è quindi lenta e frazionata. L'atleta avanzato invece si esprime per "frasi", arma combinazioni veloci e fluide senza pensarle col risultato di essere efficace. Spesso il segno rivelatore che dimostra che si è acquisito un determinato automatismo è il fatto di non ricordarne l'esecuzione.


Kata

I Kata o forme sono un altro metodo di ripasso dei fondamentali. Nella concezione originale i kata rappresentano dei combattimenti simulati contro uno o più avversari immaginari secondo tecniche di attacco-difesa predefinite.
Ogni stile ha i suoi kata, sebbene le "contaminazioni" siano tutt'altro che rare: ad esempio il karate shotokan condivide alcuni kata con il kyokushin;il wado ryu include alcune parti di kata shotokan,e così via.
Contrariamente a quanto si crede comunemente essi non hanno alcuna applicazione reale, ma rappresentano solo un modo di coniugare l'apprendimento e l'affinamento delle tecniche con la tradizione.
Gli aspetti legati alla corretta esecuzione di un kata sono gli stessi che determinano il grado di abilità e preparazione in combattimento: nell'ambiente si usa dire che non sai fare bene karate se non sai fare bene i kata, ed è vero.
Se non si ha equilibrio in un kata non se ne avrà neanche in combattimento.
Se non si respira correttamente in un kata non lo si farà neanche in combattimento.
Se non si colpisce correttamente in un kata non lo si farà neanche in combattimento.
Quindi attraverso la loro esecuzione si consolida la tecnica nella sua globalità e si acquisisce, a livelli avanzati ,un maggiore grado di armonia corporea.
Un kata infatti,non è solo pedissequa esecuzione di tecniche a memoria, ma qualcosa che un atleta di livello riesce a rendere "vivo" interpretando correttamente i vari passaggi,muovendosi con grazia e lentezza dove questo è richiesto, esplodendo in forza e potenza dove questo è richiesto,mantenendo stabilità,marzialità, postura, respirando correttamente,mantenendo la concentrazione.
Si tratta di qualcosa di molto meno banale di quello che appare, tanto da dare vita ad una branca agonistica specifica che prevede campionati ad ogni livello, distaccati ed indipendenti dal kumite, dove gli atleti vengono valutati proprio in base agli aspetti succitati.



Kumite

Il kumite rappresenta il saggio finale:il combattimento, (o sparring,per chi è abituato alla terminologia degli sport da combattimento) al quale è finalizzato tutto l'allenamento.
Il kumite dovrebbe essere di due tipi: sportivo e marziale.
Il kumite sportivo cosiste nell'allenarsi a combattere secondo le regole agonistiche della federazione di appartenenza,come se si fosse in gara.
Il kumite marziale invece consisterebbe nell'allenarsi a combattere secondo i criteri della difesa personale, quindi con l'utilizzo sempre controllato,di tecniche proibite e potenzialmente letali.
In realtà, a causa della sua pericolosità e della difficoltà di gestirlo in sicurezza soprattutto per i neofiti, la quasi totalità delle palestre pratica solo kumite sportivo, lasciando questo cimento solo ad atleti di comprovata capacità ed esperienza.


Le cinture nel karate

Nell'ordine:

Bianca
Gialla
Arancio
Verde
Blu
Marrone

Nera (shodan)

Tempo medio di conseguimento: 5 anni.


Le cinture nel kyokushin

Nell'ordine:

Bianca
Arancio
Blu
Gialla
Verde
Marrone

Nera (shodan)

Tempo medio di conseguimento: 10 anni.




Regolamento delle competizioni Point Karate

Ogni incontro è presieduto da un collegio arbitrale composto da cinque arbitri:quattro di sedia agli angoli del tatami più il referee al centro, che segue direttamente l'azione.

Il combattimento è a contatto contatto controllato e protetto. E' ammesso colpire il viso con tecniche di calcio a sfiorare (skin touch) e accennare senza colpire con tecniche di pugno; è vietato colpire le gambe.
L' incontro dura due minuti x 1 round. Dai quarti di finale dura tre minuti.

Protezioni obbligatorie

Paradenti
Conchiglia
Guantini a dita libere imbottiti all'esterno
Paratibie con copripiede

Protezioni Facoltative

Corpetto
caschetto



Criteri di attribuzione

La vittoria è attribuita per:

- Ippon (punto pieno)

- Doppio waza ari (mezzo punto)

- Decisione arbitrale

- Squalifica o rinuncia dell'avversario


Tecniche da Ippon:

Qualsiasi tecnica pulita e non fallosa che sia in grado di causare potenzialmente il KO dell'avversario.
es: mawashi geri jodan (non parato o schivato parzialmente...high kick per chi non mastica la terminologia del karate).

Tecniche da waza ari:

- Qualsiasi tecnica pulita e non fallosa che sia in grado di causare potenzialmente dolore all'aversario, senza KO.
es: mawashi geri chudan (middle kick pulito).

La potenzialità dei colpi è decisa dal collegio arbitrale.
Il combattimento viene arrestato ad ogni tecnica valida per il punto.

- Qualsiasi tecnica pulita e non fallosa che causi la perdita dell'equilibrio dell'avversario anche senza caduta.

- Proiezione dell'avversario con accenno di pugno al viso.


Decisione (hantei):

Si arriva alla decisione quando nessuno dei due combattenti ha segnato punti. decide la giuria interpellando il collegio arbitrale sulla base di criteri quali aggressività, controllo dell'avversario, pulizia delle tecniche ecc.



Falli (Hansoku)

1) toccare anche minimamente la faccia e il collo dell'avversario con un pugno o una gomitata

2) calciare all'anca o alle gambe

3) colpire di testa (zu-tsuki)

4) attaccare un avversario a terra

5) afferrare il collo dell'avversario

6) afferrare e trattenere braccia, gambe e karategi dell'avversario

7) spintonare con le mani aperte

8) ripetere azioni come cadere giù e allontanarsi subito dopo aver tirato un calcio o un pugno all'avversario

9) uscire spesso dall'area di combattimento

I falli sono puniti con ammonizione.


Penalità (Genten):

Le seguenti situazioni risultano in una penalità:

1) due ammonizioni

2) fallo volontario

3) altre azioni che l'arbitro capo consideri frutto di un comportamento scorretto

Due penalità comportano la squalifica.



Squalifica (Shikkaku)

Le seguenti azioni comportano la squalifica:

1) due penalità (come già detto)

2) disobbedire alle istruzioni dell'arbitro durante un combattimento

3) azioni considerate come eccessivamente violente, falli gravi deliberati e comportamenti scorretti deliberati

4) fronteggiarsi l'un l'altro per più di un minuto senza combattere. Questo viene richiamato come mancanza di voglia di combattere ed entrambi gli atleti vengono squalificati

5) arrivare in ritardo all'incontro o non presentarsi







** Fonte Wikipedia + articoli personali.



Ultima Modifica di Veleno : 26-04-2008 12:40 AM. Ragione: Aggiornamento
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